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Il congelamento localizzato è causato dall'esposizione di una parte del
corpo a temperature molto basse. Il fenomeno è mediato dalla
vasocostrizione, cioè dalla riduzione del calibro dei vasi sanguigni
nella zona esposta al freddo. A causa della vasocostrizione il sangue non circola bene e quindi non riesce portare nutrimento e calore ai tessuti.
Se non si interviene tempestivamente al congelamento consegue la necrosi, cioè la morte delle cellule del tessuto interessato. Orecchio, naso, mani e piedi sono le parti del corpo più esposte al fenomeno
I SEGNI E I SINTOMI – «Il congelamento inizia spesso in sordina e può essere anche difficile accorgersene perché nella zona colpita può diminuisce anche la sensibilità e quindi non esserci dolore» spiega il dottor Silvano Cozzi, rianimatore responsabile dell'unità funzionale di terapia intensiva neurochirurgica dell'ospedale San Raffaele, di Milano.
All’inizio sia la pelle che i tessuti sottostanti sono ancora morbidi e arrossati e solo in un secondo tempo subentra il pallore che viene intuitivamente associato al fenomeno. «Successivamente» chiarisce l'esperto, la pelle tende a diventare blu-cianotica, screpolata e dura, a volte "come il marmo". Il dolore può anche esserci ed essere forte, specie se la parte congelata è stretta in indumenti o scarpe (tipici gli scarponi), ma la pelle e l'intera parte tendono a diventare progressivamente insensibili e fredde. Successivamente possono comparire una spiccata sudorazione e si possono formare bolle (più spesso sul dorso delle mani e dei piedi) piene di un liquido trasparente prima e poi di colorito ematico.
Le bolle tendono a rompersi e a lasciare il posto a piaghe nerastre. Le unghie, annerite , possono staccarsi e la pelle vira verso il viola intenso. «Quando comincia la necrosi, cioè la morte cellulare della parte interessata, la pelle diventa nerastra. Con la comparsa della cancrena, la parte colpita appare mummificata e, al tatto, dà la sensazione come di toccare un pezzo di legno. I tessuti si possono poi staccare spontaneamente, lasciando scoperte le ossa.».
CHE COSA FARE NEL CONGELAMENTO INIZIALE – Se si «prende» immediatamente all'esordio il congelamento può essere arginato semplicemente scaldando la parte interessata con sfregamenti, frizioni, calore del respiro o, nel caso della mano, tenendola sotto l'ascella. In questo procedimento è possibile che venga avvertito dolore, che segnala il ritorno della circolazione e della sensibilità locale .
CHE COSA FARE NEL CONGELAMENTO AVANZATO - Se il congelamento è più avanzato il trattamento va effettuato in un centro ospedaliero. Se non fosse possibile bisogna trasportare la persona in un ambiente riscaldato e operare con molta gradualità. Ecco alcuni consigli del dottor Cozzi:
- non comprimere la parte congelata e liberarla da ogni costrizione
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riscaldare la parte (piede o mano) con acqua non troppo calda, immergendola in un contenitore abbastanza grande perché possa restarvi immersa senza toccare il fondo o i lati;
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aggiungere progressivamente nel recipiente acqua scaldata fino a 37°-40°C
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quando l'acqua si è raffreddata, estrarre la mano o il piede e aggiungere acqua calda, ripetendo le immersioni della parte fino a ottenere un riscaldamento completo.
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Il dolore è un segno positivo perchè segnala la ripresa della sensibilità e può essere anche molto forte
Una volta completato il riscaldamento, asciugare delicatamente e avvolgere in coperte tutto il corpo dell'infortunato, tenendole però sollevate intorno alla zona colpita, perchè non tocchino le parti lese.
«Questo accorgimento è importante» sottolinea il dottor Cozzi, «perchè le parti congelate possono essere soggette alla formazione di piaghe, simili a quelle da decubito dei pazienti allettati»
CHE COSA NON FARE - Specie in caso di congelamento grave
- non fare bere alcolici alla persona congelata
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non applicare neve e sfregare la zona colpita da congelamento in fase avanzata
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non schiacciare o colpire le parti congelate
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non permettere di camminare se sono i piedi a essere congelati
PERCHE' E' PERICOLOSO RISCALDARE TROPPO RAPIDAMENTE - «E' importante che il riscaldamento non sia troppo rapido» spiega il dottor Cozzi, «perchè i tessuti che hanno subito la vasocostrizione sono passati a un metabolismo anaerobio, cioè senza utilizzo di ossigeno.
Quando vengono riportati a un metabolismo aerobico molto rapidamente si possono liberare una serie di sostanze che possono provocare danni sia a livello locale che al resto dell'organismo»
Articolo riprodotto da: http://www.corriere.it/salute
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