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Osservare il comportamento dei bambini per riflettere sulla loro educazione.
Giretto si occupa di giovani, di sport, di tempo libero e si prefigge di offrire opportunità di svago che siano costruttive occasioni di crescita.
Riconoscendo il delicato e fondamentale ruolo educativo della famiglia, non può tuttavia condividere alcuni atteggiamenti che ai principi del sacrificio e al valore della conquista sembrano favorire la comodità del tutto concesso subito.
Non solo nell’ambito dello sport, ma nel contesto sociale quotidiano si
possono osservare i comportamenti dei bambini per riflettere sulla loro
educazione.
Esemplificativa l’osservazione di un sacerdote da anni impegnato in un oratorio della Brianza.
La lunga esperienza di sacerdote d'oratorio e di parroco responsabile di parrocchia mi
ha fatto scoprire l'esistenza di questi tipi di figli. Basta stare una giornata
in oratorio attenti agli atteggiamenti di figli e genitori per fare questa
scoperta.
Si osservano questi genitori che pur di mantenere quieti i loro figli
li riempiono di tutto. Un papà esce dal bar carico di patatine o di tante altre
cose per rovesciarle nelle tasche del figlio. "Avevo detto Coca Cola",
urla il figlioletto di sei anni al papà e il padre affannato chiede scusa.
Il
figlio padrone, in genere cresciuto oscillando tra baby sitter e i nonni, vede
poi il padre e la madre molto impegnati nel lavoro, ma li conosce comunque
abbastanza per capire il tacito senso di colpa dei due, troppo assenti da casa
e nei suoi confronti.
Il figlio padrone sa che quando i genitori tornano tardi,
stanchi morti, prendendo in corsa il testimone da una baby sitter annoiata, è
il momento migliore per piazzare una delle sue terribili grane, in un pianto di
convulsione.
Per quanto piccolo, già conosce lo sgomento sulle facce dei due,
la loro disperata volontà di trattare, comunque per un sorriso, e per un po' di
pace.
Il figlio padrone è, quasi sempre, un figlio unico.
È difficile
infatti essere figli padroni in due: comunque due fratelli devono spartirsi un
territorio, dei giocattoli, delle attenzioni; questo limita naturalmente
l'onnipotenza infantile. Ma purtroppo oggi, per mancanza di tempo o di mezzi, o
per una sorta di parsimonia affettiva, di figli se ne fa uno solo.
Dicono i
genitori: meglio uno, così possiamo dargli tutto. Premessa che al solo sentirla
fa accapponare la pelle, nell'intravedere la montagna di giocattoli, vestiti,
lezioni di judo, danza, tiro con l'arco, mimo, sub con cui risponderanno a ogni
desiderio del piccolo, prima ancora che il poveretto abbia il tempo di
pronunciarli.
Il figlio padrone, dunque, cresce convinto che il mondo esista
per appagare i suoi desideri. I guai vengono quando cresce, e si trova davanti
un professore, degli altri compagni, una ragazza che gli dicono di no.
Un
"no" a 15 anni è un trauma, se da quando sei nato non te lo ha mai
detto nessuno.
Qualcuno, sbalordito, prende a calci i compagni, o il banco -
talvolta il professore. Quasi sempre, i genitori, accorrono in suo aiuto.
Pare
che difendano il figlio, ma in realtà difendono soltanto se stessi. Il loro
sistema-famiglie chiuso e autarchico, la modesta pace di domeniche in cui si è
disposti a non chiedere al ragazzo né dove vai, né con chi vai, purché non alzi
la voce. La prima vittima dei figli padrone sono loro stessi.
Educati ad essere
sempre arroganti, e al primo "no" prepotenti; menomati nella radicale
esistenza dei figli, che è sì di essere amati, ma anche conoscere un limite, un
argine alla propria pretesa.
Un argine
senza il quale non scatta nemmeno la beata ribellione dell'adolescenza, la contestazione
dei vecchi, la voglia di rifare il mondo daccapo.
Infatti i figli oggi non
contestano. Malinconici consumano, si adeguano alle mode, tardano il più
possibile ad uscire di casa - intuendo che l'aria di fuori non sia così
tiepida.
I figli padrone, avendo già avuto tutto, non hanno veramente voglia di
nulla, che è la cosa più triste per un uomo, a 18 anni. Dietro a questo diciottenne
mi par di vedere ancora quel bimbo che gridava: "Ho detto Coca Cola!
tratto da: “ il Segno – Gennaio 2008 - don Celeste”
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